PROVINCIA DI PESARO E URBINO


La provincia di Pesaro e Urbino è la più settentrionale della regione Marche, e anche per questo rappresenta un crocevia strategico dal punto di vista turistico: compresa tra il mare Adriatico e i monti dell'Appennino, a diretto contatto con Romagna, Toscana e Umbria, è il luogo ideale da cui partire per escursioni e visite un po' in tutto il centro Italia, terra di cui rappresenta una felice sintesi. Colpisce di questa terra la varietà cromatica scandita dalle stagioni, che si succedono in un incedere di emozioni uniche, distribuite dal verde dei boschi all'azzurro del mare in un armonico insieme: lungo il litorale si stendono spiagge dolcemente declinanti, tra il continuo gioco delle colline, piacevolmente puntellate di antichi borghi e castelli. Storia e ambiente sono un tutt’uno. Urbino conserva l'atmosfera di città ideale del Rinascimento italiano. Attorno ad essa c’è il Montefeltro, ricco di rocche e ruderi su rupi impervie, santuari e pievi in mezzo a pascoli aperti o sulle soglie dei boschi, e ancora palazzi principeschi e solenni corti ducali. La sapida, estrosa
e inesauribile offerta enogastronomica è un invito a vivere l'ospitalità della "Provincia bella".


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IL MONTEFELTRO

La città di Urbino (35 km da Pesaro), capitale storica dell'omonimo ducato, è certo la meta primaria di ogni visitatore che si accinga a percorrere le strade della provincia pesarese. Con il suo monumentale Palazzo Ducale, che ospita al suo interno la splendida Galleria Nazionale delle Marche, con i numerosi tesori d'arte ospitati nelle sue belle chiese e conventi e ancora con la casa natale di Raffaello e con i vari palazzi patrizi disseminati lungo le sue caratteristiche strade e stradette, Urbino è città che lascia sorpresi e affascinati. Tutt'attorno l'incanto di un panorama fatto di colli e valloni, come nei dipinti dei grandi maestri del rinascimento che Urbino hanno conosciuto e amato al tempo dei Montefeltro o dei Della Rovere. Un invito a percorrere le strade del territorio in direzione nord-ovest per raggiungere le terre del Montefeltro, patria dell'omonima famiglia, posto agli estremi confini
settentrionali delle Marche, a contatto con la Romagna e la Toscana, dominato dalla cima appenninica del monte Carpegna (m.1415) e oltre, fino all'alta valle del Marecchia e al monte di Perticara (m.883). Si prende da Urbino la strada che raggiunge la valle del Foglia per risalirla fino a Sassocorvaro (m.331), posta a specchio del bacino artificiale del lago di Mercatale, sull'alto del suo colle dominato dalla mole poderosa della Rocca, dalla caratteristica forma a tartaruga, innalzata da Francesco di Giorgio Martini, nido dell'antica casata del nobile Ottaviano degli Ubaldini. Da Sassocorvaro, sempre risalendo la valle del Foglia, si giunge a Lunano (m.297), ai piedi del suo antico castello diroccato, per proseguire fino a Piandimeleto
(m.320), dominata ancora oggi dalla mole imponente del palazzo-fortezza dei conti Oliva con i suoi merli ghibellini e le sue feritoie e beccatelli, e giungere alla vicina Belforte all'Isauro (m.343). Tornando poi indietro, dopo Piandimeleto, seguendo la strada che segue la valle del torrente Mutino, si passa per Frontino (m.530), sentinella avanzata del Montefeltro a confine con la Massa Trabaria, dominata dai suggestivi tavolati rocciosi del Sasso Simone (m.1204) e del Simoncello (m.1221). Giunti al bivio di Caturchio, si sale fino all'abitato di Carpegna (m.784), disteso ai piedi del monte omonimo e stretto attorno alla severa mole seicentesca del Palazzo dei Principi, tuttora abitato
dai discendenti dell'antico casato dei Carpegna a cui l'imperatore Ottone I concesse il territorio in feudo nel lontano 962 e da cui discesero tre distinti rami, compreso quello di Montecopiolo da cui derivarono i conti di Montefeltro. Dopo Carpegna, aggirando le pendici orientali del monte omonimo, la strada giunge a Pennabilli (m.570), con l'abitato disteso sotto le due caratteristiche punte emergenti del Roccione e della Rupe, con i ruderi del castello malatestiano di Billi a ricordarci che il terzo ramo dei Carpegna, quello di Pietrarubbia, tenne questo luogo prima di passare a Verucchio e di dare origine alla famiglia dei Malatesta. Da Pennabilli si scende fino a raggiungere la valle del Marecchia e, proseguendo in direzione nord-est, si incontra il moderno agglomerato di Novafeltria (m.293) da cui parte la strada che sale fino
a S. Agata Feltria, estremo baluardo dell'antico ducato d'Urbino verso la Romagna, posto a ridosso del nudo roccione su cui si erge la mole possente della Rocca Fregoso. Sulla via del ritorno, si raggiunge nuovamente Novafeltria per risalire la strada della valmarecchia fino al bivio per Maiolo (m.590), visibile da distanza per la presenza dell'alto colle a forma di cono su cui dominano le rovine dell'antica rocca distrutta da una rovinosa frana nella notte tra il 29 e 30 maggio dell'anno 1700. Proseguendo oltre per le terre del Montefeltro e passando per il bivio di Madonna Pugliano, si giunge a S. Leo (m.589-639), alta sul suo enorme masso a strapiombo sulla valle circostante, con
l'antica, imprendibile fortezza alla sommità della rupe e le case e le splendide chiese medioevali sull'opposto versante. Tornando a Madonna Pugliano e proseguendo in direzione di Villagrande, la nota stazione sciistica in comune di Montecopiolo (altra località munita un tempo da un forte castello), non si può non restare suggestionati dal fascino del luogo: la terra storica dove nacque la contea dei Montefeltro, punto di passaggio obbligato tra le valli del Marecchia e del Conca. Raggiunta quest'ultima valle, si discende lungo la strada che segue il corso del fiume fino a giungere in vista di Monte Cerignone (m.536), scenograficamente abbarbicato su uno sperone di roccia, con le sue pittoresche stradette lastricate che salgono fino al fabbricato dell'antica Rocca. Si riparte poi in direzione sud, fino a raggiungere, fra le colline
che separano la valle del Conca da quella del Foglia, l'abitato di Macerata Feltria (m.321), sorta in prossimità dell'antica Pitinum Pisaurense (là dove sorge oggi l'antica pieve di S.Cassiano) e sul vicino colle a ridosso della valle del torrente Apsa, con il borgo fortificato, la torre e il Palazzo del Podestà trasformato in Museo. Anche questo un 'castello', uno dei tanti luoghi fortificati strappati da Federico da Montefeltro a Sigismondo Malatesta in quel 1463 che vide la completa disfatta del Signore di Rimini e il trionfo del futuro Duca di Urbino. Riprendendo la strada, si torna infine a Mercatale di Sassocorvaro, completando il lungo itinerario attraverso il Montefeltro.
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LA VALLE DEL METAURO

Punto di arrivo e nello stesso tempo di partenza della valle del Metauro è Fano, l'antica Fanum Fortunae con il suo centro storico ricco di monumenti: dall'epoca romana al medioevo, dal periodo rinascimentale all'età barocca. Fano Risalendo il fiume Metauro, la prima tappa del viaggio può essere la frazione di Calcinelli (13.4 km) dove si incontra il quadrivio che consente di effettuare due suggestivi percorsi collinari fra i borghi e i castelli del basso Metauro. Il primo, corrispondente al versante settentrionale del fiume, conduce a Saltara (m.160), grazioso paesotto dominato dall'imponente cinta muraria che racchiude l'antico castello, per proseguire poi in salita, fra il verde delle viti e l'argento degli ulivi, fino a Cartoceto (m.235) con il suo caratteristico nucleo di antiche case disposte a ventaglio sulle pendici del colle dominato dall'ottocentesca collegiata-santuario di S.Maria della Misericordia. Proseguendo ancora in salita, si raggiunge a cavallo fra le valli del
Metauro e del Foglia l'abitato di Mombaroccio (m.311), interamente circondato dalle robuste mura quattrocentesche, Qui troviamo l'antico convento del Beato Sante (m.393), autentico scrigno d'arte, tutto circondato da un bel bosco di querce, lecci, roveri e castagni. Rientrati a Calcinelli, si affronta il secondo percorso collinare, quello corrispondente al versante meridionale del Metauro, superando il fiume sul lungo ponte stradale e salendo a M.Maggiore al Metauro (m.197), vero e proprio balcone panoramico sulla bassa e media valle metaurense. Si prosegue poi lungo la provinciale che sale e scende lungo i crinali dei colli che separano la valle del Metauro da quella del Cesano e, passando per Piagge e S. Giorgio di Pesaro (antichi castelli entrambi con relative cinte murate), si raggiunge l'abitato di Orciano di Pesaro (m.249). Ben visibile quest'ultimo da lontano, con l'alto campanile e la torre del 'castello' al cui interno è opportuno far tappa per visitare la splendida chiesa rinascimentale di S.Maria Nuova, opera di Baccio Pontelli. Da Orciano si può rientrare a Calcinellie risalire la Flaminia fino a Fossombrone. Il centro della città è in una strettoia della valle, fra i contrafforti delle Cesane e il ripido versante del colle dei Cappuccini. Cittadina caratterizzata dal fitto digradare dei tetti da cui emergono i campanili delle chiese maggiori e le facciate dei palazzi più nobili, prima fra tutte la mole distesa della Corte Alta dei Montefeltro e,
ancora più in alto, oltre la medioevale Cittadella, la sommità del colle di S.Aldebrando con i ruderi della rocca malatestiano-feltresca. Lasciata Fossombrone si prosegue verso ovest fino al bivio da cui inizia la salita che porta ad Urbino. Volgendo invece a sinistra si prosegue invece lungo l'alta valle del Metauro, e si giunge prima a Fermignano, con la massiccia Torre delle Milizie, posta a protezione del pittoresco ponte a tre arcate sul fiume con la caratteristica cascatella a gradoni, per far poi tappa ad Urbania, l'antica Castel Durante (m.273), graziosa cittadina ricca di monumenti, circondata per tre lati dal corso del Metauro e tutta cinta dalle antiche mura, lambite dal fiume, insieme con uno dei fronti del Palazzo Ducale, l'edificio dove finì i suoi giorni Francesco Maria II Della Rovere (1631). Urbania, dunque, con le sue numerose, belle chiese, compresa la Chiesa dei Morti con il suo macabro cimitero di mummie, e il cosiddetto Ponte dei Cocci sulle cui spallette i ceramisti lasciavano un tempo asciugare vasi, piatti e scodelle modellati e dipinti nelle loro botteghe. Si tratta di uno dei territori dove un'antica tradizione vorrebbe sia stata combattuta la
storica battaglia del Metauro (207 a.C.) che vide la sconfitta e la morte del cartaginese Asdrubale ad opera delle legioni romane di Claudio Nerone e Livio Salinatore. Subito fuori Urbania c'è l'imponente ed elegante mole del Barco Ducale, casino di caccia e residenza estiva dei duchi di Urbino. Risalendo ancora la valle del Metauro, si incontra poi, arrampicato su un colle con bella vista panoramica sulla vallata, l'antico castello di Peglio (m.534) e si giunge a S. Angelo in Vado, l'antica Tiphernum Mataurense (m.359), altra graziosa cittadina a guardia dell'antico guado fluviale, con le sue chiese e palazzi e il trecentesco 'Campanon', la severa torre civica, alta sul sottostante coevo Palazzo della Ragione. Sant'Angelo in Vado è una delle patrie del tartufo bianco pregiato (tuber magnatum pico), insieme con tutta la zona dell'alto Appennino pesarese. E verso l'Appennino si sale infatti giungendo a Mercatello sul Metauro (m.429); un'altra cittadina con bei monumenti come la medioevale chiesa di S.Francesco con il "Cristo Crocefisso" di Giovanni da Rimini e il suo ricco Museo di tavole e polittici trecenteschi o come il maestoso Palazzo Gasparini, sede oggi del Municipio, sovrastato da un'elegante altana. Ancora pochi chilometri e si conclude il percorso giungendo a Borgo Pace (m.449), posta al centro della Massa Trabaria, la vasta zona appenninica da dove provenivano un tempo fino a Roma i tronchi d'albero (trabes) utilizzati per i tetti delle basiliche, fatti fluitare lungo il non lontano corso del Tevere. Qui il Metauro si divide nei due corsi del Meta e dell'Auro per raggiungere, oltre il confine con la provincia di Arezzo, le proprie sorgenti sull'Alpe della Luna.
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